Se affitti casa per pochi giorni pensando che quello che incassi resti una questione tra te e i tuoi ospiti, è il momento di aggiornare l'idea. Dal 20 maggio 2026 Airbnb, Booking e le altre piattaforme trasmettono alle autorità i dati delle prenotazioni dei tuoi affitti brevi: quante notti hai venduto, quanti ospiti hai ospitato, dove si trova l'immobile. Non è un controllo a campione, è un flusso di dati che parte in automatico. E il punto che quasi nessuno verifica è un altro: se il tuo annuncio non riporta un CIN valido, quello che le piattaforme comunicano racconta alle autorità che stai lavorando senza il codice obbligatorio.
Cosa trasmettono le piattaforme sui tuoi affitti brevi
Alla base c'è una norma europea, il Regolamento (UE) 2024/1028, che dal 20 maggio 2026 si applica direttamente in tutti i Paesi dell'Unione. Impone alle piattaforme di intermediazione, da Airbnb a Booking, di raccogliere e trasmettere a intervalli regolari i dati di attività di ogni alloggio: il numero di notti prenotate, il numero di ospiti, l'indirizzo dell'immobile e l'indirizzo dell'annuncio online. I dati non vanno a un ufficio qualsiasi: confluiscono verso le autorità competenti attraverso un punto di ingresso digitale, e in Italia il canale è la Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR) gestita dal Ministero del Turismo.
Come fanno a collegare quei dati proprio a te? Attraverso il numero di registrazione dell'immobile. In Italia quel numero è il CIN, ed è la chiave che unisce il tuo annuncio online alla banca dati pubblica. Senza quella chiave, o con una chiave sbagliata, l'annuncio resta scoperto.
Il CIN: il codice che tiene in piedi tutto
Il CIN, Codice Identificativo Nazionale, è un codice univoco che rilascia la BDSR del Ministero del Turismo. Serve per le unità in locazione turistica, per gli immobili in locazione breve come definiti dal decreto legge 50/2017 e per le strutture ricettive vere e proprie. La regola non è nuova e non è morbida: l'obbligo è di indicare il CIN in ogni annuncio ovunque pubblicato, e vale sia per te che gestisci l'immobile sia per le piattaforme che lo mettono online.
La base normativa è l'articolo 13-ter del decreto legge 145/2023, convertito nella legge 191/2023, e dal 2 gennaio 2025 sono operative le sanzioni per chi non rispetta l'obbligo. Attenzione a un equivoco comune: il CIN non è il numero interno che Airbnb assegna in automatico al tuo annuncio, e non è un dato che la piattaforma genera al posto tuo. Lo richiedi tu tramite la BDSR e poi lo scrivi in ogni annuncio, su ogni canale.
Quanto costa non essere in regola
Qui le cifre parlano da sole. Chi propone o concede in locazione un immobile per finalità turistiche senza CIN rischia una sanzione che va da 800 a 8.000 euro, in base alle dimensioni della struttura o dell'immobile. Chi il CIN ce l'ha ma non lo indica nell'annuncio rischia comunque una sanzione da 500 a 5.000 euro per ciascuna unità in cui manca l'indicazione, con in più la rimozione immediata dell'annuncio irregolare.
C'è un motivo per cui questa storia conta adesso e non l'anno scorso. Finché i controlli erano manuali, un annuncio senza codice poteva restare a lungo sotto il radar. Con la trasmissione automatica dei dati di attività, invece, l'assenza o l'omissione del CIN diventa visibile alle autorità senza che nessuno debba andarla a cercare a mano. Il margine di ritardo si è ridotto di molto.
Le zone dove i Comuni possono stringere
Il regolamento europeo riconosce in modo esplicito le aree in cui l'offerta di alloggi è sotto pressione, cioè dove la crescita degli affitti brevi toglie case a chi ci vive e spinge in alto i prezzi. In quelle zone lascia agli Stati e ai Comuni più margine per introdurre limiti, come tetti al numero di notti affittabili o forme di contingentamento. Milano è tra le città dove il tema è sul tavolo.
Va detto anche se conviene poco a chi vende consulenza: su questo punto non esiste una regola valida ovunque. Cosa si può e non si può fare dipende dal singolo Comune, e va verificato caso per caso, perché una misura in vigore a Firenze o a Venezia non si applica in automatico a Milano o alla tua località.
Cosa fare adesso
Prima di tornare a pubblicare o rinnovare i tuoi annunci, mettiti in ordine con tre verifiche concrete e una in più se gestisci più immobili:
- Verifica di avere un CIN attivo per ogni immobile che affitti a breve, controllandolo sul portale della BDSR del Ministero del Turismo.
- Controlla che il CIN sia scritto in ogni annuncio: Airbnb, Booking, il tuo sito, i profili social. Averlo non basta, deve comparire nell'annuncio.
- Controlla che indirizzo e dati dell'immobile nell'annuncio siano corretti, perché sono gli stessi che la piattaforma trasmette alle autorità.
- Se gestisci più immobili, ripeti la verifica su ciascuno: la sanzione per la mancata indicazione si conta per singola unità, quindi un errore ripetuto si moltiplica.
Se il tuo è un caso di confine, più immobili, un comodato, una sublocazione o un dubbio su cosa consente il tuo Comune, una consulenza dedicata ti evita di scoprire il problema quando arriva la sanzione. Fai le cose come si deve adesso: con i dati che viaggiano da soli, rimediare dopo costa sempre di più.
Fonti
- Ministero del Turismo, Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR): obbligo del CIN e riferimento all'articolo 13-ter del decreto legge 145/2023 (fonte primaria)
- Regolamento (UE) 2024/1028 sulla raccolta e condivisione dei dati relativi alle locazioni di alloggi a breve termine (fonte primaria)
- Panorama, Affitti brevi, scattano i vincoli UE: come cambiano le regole per Airbnb e Booking
- Studio Professionale Ruta, Regolamento UE 2024/1028: dal 20 maggio cambia il modo di affittare con Airbnb e Booking